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Frère Sigismondo Ugo Barbano, “Giusto tra le Nazioni”

Frère Sigismondo Ugo Barbano, “Giusto tra le Nazioni”

Il numero 671+1 mercoledì 10 maggio 2017 riempiva il grande schermo del teatro del S. Giuseppe-De Merode.

Ai 671 Italiani riconosciuti dallo stato di Israele “Giusti fra le Nazioni” si è aggiunto Frère Sigismondo Ugo Barbano, insegnante dal 1932, vice preside dal 1937 e preside dal 1943 al 1948.  Rafael Erdreich, Ministro Consigliere dell’Ambasciata d’Israele a Roma, prima di leggere il verbale di assegnazione, ha concluso il suo intervento esclamando in ebraico: “Per persone così noi diciamo – Sia Benedetta la loro memoria!”

La sua memoria è stata benedetta negli interventi dei numerosi ospiti presenti: le massime autorità ebraiche: Riccardo Di Segni, Noemi Di Segni, Ruth Dureghello, Federico Ascarelli, Mario Venezia…

La sua memoria stata benedetta dai commossi interventi dei testimoni Fausto Zabban e Gianni Polgar: due rifugiati in Collegio durante le persecuzioni antiebraiche; dalle letture-testimonianze di Carolina Lucci, Sveva Napolitano, Lavinia Venanzetti, Beatrice Trimani, tratte dal libro autobiografico “Benedetti Italiani, Benedetti Inglesi, di Dennis Walters, rifugiato in Collegio con il nome Mario Cambi.

La sua memoria è stata benedetta nell’intervento di Frère Jorge Gallardo, Vicario Generale dei Fratelli Delle Scuole Cristiane, “Oggi celebriamo il miracolo dell’accoglienza e in questo modo rinnoviamo il nostro impegno ad uscire da noi stessi per incontrare gli altri, specialmente i più vulnerabili. Grazie a Sigismondo Ugo Barbano e al personale docente di questa scuola, che coraggiosamente hanno offerto il loro aiuto a coloro che erano in condizioni di estrema difficoltà, nonostante l’imminente pericolo della vita per se stessi e per l’istituzione.”

Anche Rafael Erdreich aveva detto che la “medaglia di Giusto fra le nazioni viene data per legge a coloro che hanno messo a rischio la loro vita, da non ebrei hanno salvato la vita ad ebrei durante la seconda guerra mondiale e non hanno ricevuto denaro o alcun compenso per quello che hanno fatto”.

Ci vorrebbe un volume intero per sviluppare le due pagine di appunti che la famiglia Barbano ha ritrovato nelle carte nelle carte di Sigismondo, scritte in terza persona. C’è una sintesi fittissima dell’attività antinazista del Collegio, dei rapporti con la Resistenza, della fondazione della Democrazia Cristiana e dei rischi che correva, documentati dalle ispezioni e dall’ordine di deportazione per Frère Sigismondo, firmato dal comandante Dollman il 27 maggio 1944, non eseguito per il precipitare degli avvenimenti.

Viene spontanea la domanda: un riconoscimento così tardivo? Sinteticamente si potrebbe dire: “Il bene c’è, ma è lento”. Nel caso nostro molti fattori hanno ritardato il bene: la riservatezza di Sigismondo, della Famiglia, dei Frères, la paura di ritorsioni, la convinzione che “era un ordinario dovere accogliere chi era nel bisogno”.

La sua memoria è benedetta dai numerosi presenti, ma soprattutto dagli alunni della Scuola, che hanno assistito alla cerimonia. Una memoria che sa, che conosce i fatti: a questo serviva la lezione di storia sulla shoah di Fr. Emanuele Costa; ma soprattutto una memoria che vive, che vigila non “abbassa mai la guardia”, che non rimane indifferente davanti al male o si gira dall’altra parte. (Fr. Virginio Mattoccia)

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