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Mi manca la scuola: un tema della III Media C

Roma, 03 aprile 2020

Caro diario,
oggi è il mio trentesimo giorno di quarantena. La scuola mi manca, mi manca tanto.
Fino a trenta giorni fa non avrei mai pensato di dire una cosa simile, ma questa esperienza mi sta dimostrando che apprezziamo molte cose solo quando non le abbiamo più.
Mi ricordo come se fosse oggi l’allegria e l’euforia provata mercoledì 04 marzo, quando fu annunciato che le scuole sarebbero rimaste chiuse a causa del Coronavirus. Era proprio una vacanza inaspettata! Però, con il passare dei giorni, questo stato di benessere si è trasformato in insofferenza, in impotenza davanti a una situazione che nessuno si aspettava, anche in rabbia, accompagnata da scatti d’ira e pianti improvvisi e a farne le spese spesso sono stati i miei genitori. Ma dietro queste sensazioni spiacevoli si nascondeva un disagio profondo: era proprio la mancanza della scuola! E di questo mi sono reso conto solo quando hanno comunicato che sarebbero iniziate le lezioni virtuali. Il primo giorno ero al computer mezz’ora prima per la paura di non riuscire a collegarmi!
Anche questa gioia è stata però passeggera. Le lezioni virtuali non sono affatto la stessa cosa di andare a scuola fisicamente.
Non c’è il contatto fisico, non ci sono i piccoli e grandi gesti quotidiani, scontati, ripetitivi.
Mi manca non poter chiacchierare con i miei compagni durante la ricreazione, mi manca non poter prendere la pizzetta al bar, scambiare quattro chiacchiere con Luigi che mi dice: “Giova che faccio segno?” Ed io tutte le volte rispondo: “se proprio devi… “. Mi manca la professoressa De Angelis che mi chiede se mi piace letteratura, il professor Incani che a pranzo il lunedì mi dice che devo mangiare le verdure, Frere Decina che mi prende bonariamente in giro, il prof Ruiz che si arrabbia durante la lezione…. Mi mancano persino i piccioni che si affannano in cortile alla ricerca di qualche briciola. Mi mancano le colonne del quadriportico, l’asfalto del cortile, i tre piani da fare per raggiungere l’aula, il suono liberatorio della campanella…
Io ritengo il non andare a scuola una vera e propria privazione, anche se so che è giusta.
Per prima cosa questa situazione mi ha privato del rapporto con i miei professori, che sono le persone che mi capiscono di più, a volte anche più dei miei genitori. Io ho sempre visto i professori come una sorta di fratelli e sorelle maggiori che ci guidano giornalmente, ci fanno capire i nostri errori, senza però quella rigidità che hanno i genitori.
Ecco, questo l’ho compreso solo dopo l’inizio delle lezioni virtuali!
E’ vero, queste lezioni sono una breve consolazione, una piccola oasi di normalità in questa situazione che di normale non ha proprio niente. E questo è il risultato degli sforzi e dei sacrifici che fanno i professori per dare una continuità al loro lavoro. Alcuni, come la professoressa De Angelis e il professor Incani, hanno aperto anche un canale YouTube su cui caricano le lezioni. Sentire la loro voce è piacevole ma non si possono fare le domande come a scuola e anche l’ora su Webex è troppo breve, non basta per chiedere tutto quello che vorrei e anche quando mi interrogano, non riesco ad esporre tutto quello che so perché non c’è abbastanza tempo.
Devo dire, in tutta onestà, che anche i professori mi appaiono diversi rispetto a scuola, forse anche un po’ più vicini. Hanno quasi perso la loro aura di autorità, hanno i volti stanchi, tesi e anche se si sforzano di sorridere, secondo me, persino loro sono impauriti dalla situazione che stiamo affrontando, proprio perché nessuno sa quando e come finirà.
E la cosa che mi affligge di più è proprio questa impotenza generale. Ha proprio ragione Pascoli: “siamo piccoli atomi dispersi nel mondo”.
Stare a casa tutto il giorno mi fa capire anche quanto sono fortunato ad avere tutto quello che ho. Dopo la quarantena credo, o almeno spero, di portare più rispetto per le piccole cose, per i piccoli gesti di ogni giorno. Spero anche di ritornare a studiare con ancora più curiosità, perché, come dicono i prof: “non si studia MAI solo per il voto ma PER SE STESSI” (anche se il voto è gratificante, è il premio per lo sforzo fatto😜).
Caro diario, ora che ho scritto queste righe mi sento più sollevato, è come se mi fossi liberato da un peso e che il mio disagio, la mia inquietudine sia passata da me a te, alle tue pagine bianche, vuote. Speriamo solo che duri…

Filippo Maria Giovannini
III Media C

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